Sbarco, imbarco, movimentazione. Com'era una volta

 
Continuiamo il viaggio alla scoperta del lavoro portuale seguendo nell’arco di poco più di venti anni (dal 1958 al 1980) tre registri di sbarco o “Giornali di Magazzino”.

Continuiamo il viaggio alla scoperta del lavoro portuale seguendo nell’arco di poco più di venti anni (dal 1958 al 1980) tre registri di sbarco o “Giornali di Magazzino”. Tali registri, generalmente annuali, dovevano essere compilati dal responsabile di magazzino il quale aveva il compito di descrivere in ogni sua fase, dall’arrivo alla partenza, lo sbarco della merce trasportata dalla nave, la sua consegna al destinatario e il mezzo di trasporto utilizzato per spostare la merce fuori dall’area portuale (ciò avveniva principalmente su camion o attraverso l’uso della rete ferroviaria nazionale che attraversa ancora oggi il porto commerciale di Marghera). I registri qui presi in esame presentano alcune differenze nel modo di compilazione. I registri del 1958 e del 1980 sono pressoché identici e forniscono informazioni scarne ma necessarie al lavoro, invece il “giornale” del 1968/1969 fornisce un numero di informazioni maggiori quali le condizioni metereologiche, gli uomini impiegati per lo sbarco e se questi fossero disponibili, in congedo o in riposo dopo il turno notturno, l’inizio di una sospensione dai lavori in virtù di uno sciopero dei lavoratori, la richiesta di ulteriore manodopera per velocizzare le operazioni di sbarco e gli ordini di servizio. Tutto ciò ci rende partecipi di un mondo, quello del lavoro portuale, che almeno in quell’arco cronologico non sembra essere cambiato molto.