Legge speciale: le interviste a Paolo Costa

 

Il Gazzettino 20/10/2010

L'intervista. Il presidente del Porto: «La proposta Brunetta è interessante ma lo Stato deve fare la sua parte. E va affermata la specificità di Venezia» Costa: « Legge speciale, bisogna osare di più»

VENEZIA Una bozza «interessante», che finalmente pone al centro la questione della rivitalizzazione socio-economica della città.

Ma che forse doveva osare di più, in particolare per rilanciare la specificità di Venezia a livello nazionale e internazionale.

Paolo Costa dice la sua sulla bozza di disegno di legge preparata dal ministro Renato Brunetta. Non vuole entrare nei dettagli della proposta, né tantomeno stroncarla, ma muove alcune critiche. Più da professore che da una vita si occupa di questa città, che da presidente del Porto.

Presidente, Brunetta immagina che il futuro porto d'altura possa portare a Venezia tra i 40 e gli 80 milioni all'anno. Una gran parte del fabbisogno legato alla salvaguardia della città.

«Ne sono felice. Se tutto è in proporzione... Concettualmente, nel caso ci sia questo sviluppo che il Porto e Venezia si meritano, è giusto che ci sia una quota per mantenere la salvaguardia della città».

Il testo ipotizza un 1% delle tariffe. E una percentuale sostenibile?

«Non lo so. Mi va bene. Non penso che questo sia il problema, adesso. Certamente, il porto d'altura dovrà essere pensato per i grandi traffici internazionali, il mondo intero ci passerà. E allora sarà giusto che lasci qualcosa per Venezia».

L'altra fonte è quella del turismo. Che ne pensa di questo contributo, non meglio precisato nella bozza, per chi arriva in nave, aereo e treno?

«Sono tecnicalità di cui si dovrà discutere. Io prendo la bozza come un punto di partenza.

Uno dei modi con cui Venezia giustifica il suo essere un bene unico al mondo è che il mondo intero la viene a visitare. Va trovata una formula perché questo venga riconosciuto.

Ai miei tempi si era pensato al marchio. Ma non è questo il tema in questo momento».

Parliamo della bozza in generale.

Che ne pensa? «É una proposta interessante.

Soprattutto perché chiude una fase, quella in cui si è confuso il mezzo, cioè il Mose, con il fine della salvaguardia di Venezia. Il Mose è solo una condizione per proteggere il bene fisico e culturale di Venezia.

Ora, con questa bozza, si sposta giustamente l'attenzione sulla rivitalizzazione-socio economica che diventa lo strumento principale con cui si mantiene anche la salvaguardia fisica e ambientale di Venezia.

É un modo per riportare al centro dell'attenzione i due capitoli in cui abbiamo registrato le grandi sconfitte degli ultimi anni: lo spopolamento, da un lato, e l'incapacità di diversificare la monocultura turistica, dall'altro».

Le soluzioni proposte la convincono?

«C'è qualche spunto valido. L'idea di puntare su Marghera, quella dei fondaci per le imprese, ad esempio. Forse bisognava osare di più. Servivano risposte un po' più elaborate, ad esempio sulla gestione dei flussi turistici. Non c'è un accenno alla città metropolitana.

Si rischia, soprattutto, di storicizzare troppo la questione e, con questa scusa della mancanza di fondi, di riportare il grande tema di "Venezia bene unico al mondo" a un dimensione locale. Sarebbe una grande perdita culturale».

In che senso?

«Risolvere tutto con un po' di soldi da recuperare localmente sarebbe sbagliato. Per una città patrimonio dell'umanità lo Stato deve fare la sua parte. Un meccanismo di finanziamenti locali va bene, ma alla fine chi risponde del bene Venezia non possono essere i quattro gatti che la abitano. Serve una tensione diversa con lo Stato. E anche un bilanciamento dei poteri, che non possono essere solo locali. Come Roma è diventata capitale, questa può essere l'occasione per riaffermare in Parlamento la specificità di Venezia».

Roberta Brunetti

Corriere del Veneto 20/10/2010

Legge Speciale. Il presidente del Porto: i poteri vanno proporzionati. Costa: «Lo Stato non può tirarsi indietro Venezia come Roma» L'ex sindaco: manca la dimensione metropolitana

VENEZIA«Il Porto è pronto a fare la sua parte, non abbiamo problemi a dare un contributo con i proventi del terminal off shore, ben vengano i ticket ma non possono essere sostitutivi dello Stato: se c'è un interesse nazionale su Venezia, non è possibile non se ne occupi il Paese e il capitolo fondi sia pari a zero». Punto e a capo.

L'autofinanziamento di cui parla il ministro Renato Brunetta, non basta al presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa, che però non boccia la nuova Legge speciale: «Se è un inizio di discussione va bene, ma molte cose devono essere approfondite».

Professore cominciamo dalle cose positive però.

«Si passa da un sistema basato sulla salvaguardia fisica a un intervento che punta a mantenere il bene cultura Venezia una volta protetta dal mare, in cui lo sviluppo socioeconomico che diventa strumento di salvaguardia. Però serve un passo avanti sulla rivitalizzazione».

Cioè?

«Vanno approfonditi due temi che rappresentano il fallimento della politica su Venezia, a cui non abbiamo dato risposte: gli strumenti usati per Professore Per Costa la bozza Brunetta è un inizio di discussione combattere l'esodo, e l'incapacità a diversificare la base economica dal turismo. La salvaguardia fisica e ambientale si persegue mantenendo vitale Venezia: negli anni'7o quando è nata la Legge speciale, Marghera era al massimo splendore, oggi Marghera non c'è quasi più e la base economica turistica non è stata diversificata. Sgravi, bandi, agevolazioni sono già stati usati senza ottenere il risultato sperato, e poi manca anche un collegamento con la città metropolitana».

Significa che la Legge speciale doveva avere una visione più ampia?

«Significa che Venezia non è solo centro storico, bisogna capire qual è la scala della rivitalizzazione, e se è metropolitana come penso io, allora ci sono rapporti delicati con il resto dei Veneto».

Brunetta ha ridimensionato il trasferimento dei fondi da Roma.

«Vede, prima c'erano tre città di interesse nazionale: Venezia, Roma e Reggio Calabria.

Adesso dopo la riforma del titolo quinto della Costituzione Roma è diventata capitale anche costituzionalmente mentre delle altre due città non è scritto più niente. In questo modo quando il ministro Brunetta porterà la Legge speciale in Parlamento qualcuno potrebbe dire perché una legge ad hoc per Venezia? Ricordo quando ero ministro: i fondi per Reggio Calabria e Venezia erano nelle competenze dello Stato. Bisogna riflettere su questo e dare delle risposte».

Dice quindi che lo Stato deve continuare a fare la sua parte?

«In questo momento lo Stato non ha soldi, ma è concettualmente sbagliato. Venezia è un bene nazionale e internazionale, chi se ne deve occupare? Solo i veneziani rimasti? No, bisogna trovare il modo in cui realtà nazionali, locali e internazionali si occupino della città».

II Comune lamenta di avere pochi poteri..

«I poteri vanno proporzionati, trovando il bilanciamento giusto. Ad esempio è giusto che il Comune abbia competenza sulla laguna, ma non sui grandi canali dove passano le navi di cui dovrebbe occuparsi il Porto. E se mi permette un'ultima cosa penso che sulla gestione delle bocche di porto serva un collegamento più stretto tra Venezia e Chioggia».

Francesco Bottazzo

Riproduzione riservata