Chiesa di Santa Marta

 
La chiesa di Santa Marta fu eretta nel XIV secolo su quella che era la spiaggia più occidentale della città lagunare, in stretto legame con la parrocchia di San Nicolò dei Mendicoli.

Nella modernità subì la sconsacrazione e un lungo degrado, ma dopo essere stata adibita a lungo a magazzino portuale, è sopravvissuta alla radicalità dei cambiamenti, beneficiando negli anni 2000 di un totale restauro con riconversione, che ne ha fatto un luogo di convegni ed esposizioni.
Nel 2005 ha vinto il premio EU Prize for Cultural Heritage/ Europa Nostra Awards.
 

Chiesa di Santa Marta nel passato
Chiesa di Santa Marta nel passato
L'ex chiesa di S. Marta oggi, dopo il restauro
L'ex chiesa di S. Marta oggi, dopo il restauro

Storia dell’area

San Nicolò dei Mendicoli è luogo emblematico nella storia della Serenissima. Estrema propaggine a sud est della città, non solo la concludeva con l'insediamento conventuale di Santa Marta, fondato nel 1315, ma originariamente la prolungava, anzi quasi la connetteva con la terraferma tramite un sottile banco sabbioso e boscoso, il Ponte o Punta dei Lovi (lupi), definitivamente distrutto soltanto nel 1509, quale pericolosa minaccia all'inviolabile isolamento insulare, in tempo di drammatici eventi bellici (Lega di Cambrai).
Ma era soprattutto la Venezia del popolo e delle origini, della pesca e della vita in laguna, che trovava in questa contrada l'emblema più riconoscibile ed il suo fulcro, venendo a costituire un elemento cardine di quella struttura civile che, nella convivenza dei diversi ceti, favoriva la concordia sociale e permetteva il perpetuarsi della Repubblica. Anche occasioni festose, vivacemente raffigurate da Canaletto (1697-1768) e Giambattista Brustolon (1712-96), cementavano questi rapporti: le sagre di Santa Marta che, illuminando le calde notti di fine luglio e d'agosto, vedevano accorre all'arzere patrizi e cittadini facoltosi, a mescolarsi con gli umili abitanti, per gustare le sogliole appena pescate e direttamente cucinate sulla spiaggia.
La coesa comunità di San Nicolò, unita alla gemella dell'Angelo Raffaele, godeva di particolari e simbolici privilegi, attraverso la figura del suo gastaldo, il Doge dei Nicolotti. Essa si contrapponeva simmetricamente ai Castellani del capo opposto della città, sede della Cattedrale di San Pietro di Castello, dando vita alle note e spesso cruente “battaglie” sui ponti.
L'originaria morfologia urbana dell'area, mostra un probabile, primitivo nucleo isolato, costituito da un semplice tessuto edilizio, prevalentemente organizzato in corti e guidato, nella sua articolazione, dagli affacci sulle direttrici acque. Una sacca in tempi più recenti imbonita (primi decenni XIX sec.) per divenire terreno dell'austriaco Campo di Marte e poi delle Officine del Gas (1893). In periodo tardoromanico e gotico, in particolare lungo rio dell'Angelo Raffaele, il tessuto edilizio, civile e religioso, creò la connessione con gli antichi nuclei parrocchiali verso levante, cioè le insule di Santa Margherita e San Pantalon, mentre nella direzione cardinale opposta, costituì la naturale conclusione di questa conformazione urbana, con gli edifici e gli orti del monastero di Santa Marta.